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IL COMUNE DI RIO

Rio Marina

La zona di Rio Marina, come quella di Capoliveri, è stata sempre molto sfruttata dai tempi degli Etruschi,fino alla chiusura delle miniere nel 1981, per scopi minerari, a causa della forte presenza di minerale di pirite, ematite ed,in misura minore, di limonite nel terreno.A differenza che nelle miniere di Capoliveri,nel territorio circostante Rio Marina le miniere sono a cielo aperto.Nel periodo degli Etruschi i minerali dopo essere estratti venivano fusi sul posto,facendo ergere colonne di fumo visibili sin dalla costa (proprio per questo i latini chimarono quest'isola "ilva",che significa appunto "fumosa");i minerali venivano trasportati anche via mare nella vicina Populonia per poi essere fusi nelle fornaci.Con la nascita del più grande e meglio protetto Porto di Piombino tutti i minerali estratti a Rio Marina e Capoliveri venivano imbarcati,tramite appositi pontili,sulle navi commerciali che li portavano appunto a Piombino;proprio l'intenso traffico commerciale di minerali tra Rio Marina,Capoliveri e la costa,ha fatto nascere a Piombino numerose acciaierie,facendo diventare la città piombinese il principale Polo siderurgico della Toscana e uno tra i principali in Italia.

A breve distanza dall'abitato, in località Il Piano, si trova l'importante necropoli rupestre di Rio Marina, una sepoltura collettiva risalente all'Eneolitico.

I primi insediamenti documentati risalgono intorno al XV secolo: in quel periodo la zona era conosciuta come «Piaggia di Rio», e costituiva il punto di accesso al mare del vicino centro abitato di Rio nell'Elba. In quei periodi infatti le incursioni dei pirati spingevano gli abitanti a costruire i paesi sulle colline: le uniche costruzioni presenti all'epoca erano la Torre di Rio Marina (essa compare come «Torre di Spiaggia» in una cartografia del 1420 attribuita a Cristoforo Buondelmonti), l'oratorio di San Rocco ed alcuni edifici di servizio.

È nel XVIII secolo, quando ormai le incursioni piratesche sono un ricordo, che il borgo comincia a svilupparsi: alcuni padroni di bastimento e marinai, liguri e corsi, si trasferiscono alla Marina di Rio ed insieme alle guardie, ai pesatori, ad alcuni pescatori e ad altri padroni e marinai scesi da Rio nell'Elba, danno origine alla prima comunità piaggese. Ai tempi dell'invasione francese del 1799 il paese conta circa 800 abitanti. È in quel periodo che comincia lo sfruttamento industriale delle miniere di ferro: vengono importate nuove tecnologie e aperte nuove cave. Nel 1841, nonostante la viva opposizione da parte della parrocchia di Rio nell'Elba, un decreto vescovile sancisce la nascita della parrocchia paesana, che troverà sede nella chiesa di Santa Barbara.

È dedicata a questa Santa poiché Rio Marina è un paese a vocazione mineraria fin dai tempi più antichi, che per questo motivo l'ha scelta come protettrice. Non fu costruita subito nel luogo dove si trova nel ventunesimo secolo, all'ingresso del paese, bensì nel suo centro, dove si trova la piazza del Municipio, nell'anno 1843. Quella struttura ebbe vita breve, in quanto sin dal 1850 si verificarono problemi di staticità che consigliarono nel 1860 di abbandonarla e demolirla. Rimase in piedi solo il campanile, fino al 1958.

Ma la popolazione reclamava una chiesa parrocchiale idonea all'incremento della popolazione, da intitolarsi a Santa Barbara, essendo il piccolo oratorio esistente di San Rocco poco capiente per una popolazione che era cresciuta in maniera esponenziale assieme allo sviluppo delle attività estrattive; ed allora la società Ilva, che aveva costruito gli archi di trasporto a mare del minerale sul passante della vecchi chiesa, sovvenzionò la costruzione della nuova struttura su proprio terreno, e che fu aperta solennemente al culto il 4 dicembre del 1934 dal vescovo di Massa e Populonia Faustino Baldini, e dal parroco Andrea Corsetti.

La costruzione e la decorazione in formelle delle porte lignee avvenne ad opera di Giuseppe («Tonietto») Carletti, già sindaco del paese per due anni dopo la fine della prima Guerra Mondiale, che in bassorilievo volle rappresentare la santa patrona, in atteggiamento altero, immersa nell'ambiente di cui era referente salvifica. Il 13 aprile 2003 è stata nuovamente inaugurata dopo un importante restauro conservativo.

Nel 1853 si insedia nel paese una piccola comunità valdese, attiva fino al giorno d'oggi,è infatti presente la "Casa Valdese",che ospita i turisti nel periodo estivo con davanti una Chiesa dove si professa il Valdismo.

Con la spinta delle miniere, il paese vede una forte crescita demografica, fino a raggiungere l'apice alla fine del XIX secolo, quando possedeva una delle migliori flotte della penisola ed era diretta da uomini economicamente forti e politicamente determinati. È di questo periodo la scissione a comune autonomo: per celebrare l'occasione, sulla cima della torre ottagonale, ormai inutilizzata, viene costruita una torretta con l'orologio, donando al monumento l'aspetto attuale. A cavallo del 1900, il paese vive una profonda crisi, che terminerà quando la società Elba ottiene il possesso dell'intera catena produttiva delle miniere di Rio, dall'estrazione al trasporto. Sono momenti di ricchezza per il paese, ma spesso le condizioni di lavoro in miniera sono proibitive: turni di dodici ore in un ambiente malsano, la povertà degli operai che costringeva anche gli anziani e le donne a lavorare. È in questo periodo che arrivano a Rio le nuove idee socialiste ed anarchiche: nasce nel 1904 la sede locale del Partito Socialista Italiano. Nel 1911 si apre una dura contestazione degli operai contro i dirigenti delle miniere, che si concluderà con la cocente sconfitta del proletariato e il licenziamento di molti operai. Nove anni dopo, in pieno biennio rosso, venne addirittura tentata l'occupazione e autogestione delle miniere, ma nonostante l'aiuto della giunta comunale socialista anche questo tentativo fallì. Tuttavia, con l'avvento dei tempi moderni, le miniere subirono un brusco ridimensionamento, fino alla chiusura definitiva nel 1981. Dopo la chiusura delle miniere, l'attività estrattiva ha dovuto lasciare il passo allo sviluppo turistico, trasformando così Rio Marina in una fiorente località balneare. Durante una forte mareggiata (28 ottobre 2018) è crollato il vecchio pontile per l'imbarco del minerale ferroso, chiamato Ponte di Vigneria.


Rio nell'Elba

Il toponimo deriva dal latino rivus («torrente») per il copioso corso d'acqua che scorre nei pressi dell'abitato e che, sino al XIX secolo, azionava numerosi mulini idraulici. Una fantasiosa tradizione letteraria del XVIII secolo afferma che «...fu posto il nome di Sirio a questa terra da' suoi antichi abitatori per essere a Levante, et esposta al reverbero del sole nelle montagne contigue, che formandosi in quel luogo un estivo calore che pare il molestoso segno della canicola.»

Documentato dal 1260 come Comune Rivi, il paese sorse nel distretto minerario dell'Elba orientale, alle falde del Monte Capannello, e ne fu parte integrante insieme al vicino villaggio di Grassera. Intorno al 1454 il paese fu visitato dal giovanissimo Pietro Cirneo, impiegato nel trasporto del ferro dalle miniere all'imbarco di Rio Marina, che descrisse Rio come un paese non fortificato («...Arigum oppidum non muratum...»). Rio subì un violento assalto notturno nel 1534 ad opera di Khayr al-Din Barbarossa, in cui fu distrutta Grassera. Il paese fu nuovamente devastato nel 1553 e 1555 da parte di Dragut. Particolare importanza rivestono gli Statuta Rivi (ossia Statuti di Rio), che regolamentarono la vita sociale del paese a partire dal XVI secolo. Il borgo è contraddistinto da un tipico impianto urbanistico medievale, con stretti e tortuosi vicoli che sfociano in piccole e caratteristiche piazzette.

Una drammatica testimonianza degli assalti di Dragut è data da una supplica (1556) della popolazione di Rio al granduca Cosimo I de' Medici: «Supplicano a Vostra Eccellentia li homini e comunità di Rio come servi fedeli e quella si degni averli per raccomandati e voltarli el benigno ochio della sua innata clementia. Desiderano tutti viver sicuri dalle furie di questi infedeli, li quali ci hanno condutti hormai a tante miserie e povertà che poco manca non ci morremo di fame. Ci hanno ruinato la nostra chiesa, qual era un poco di refugio in una furia di corsali, qual desideriamo rassettare e fare il precinto delle mura alla terra.  Essendo le nostre forze debole, ricorriamo a Vostra Eccellentia e la preghiamo per l'amor di Dio si voglia degnare porgerci el suo aiuto, che stando così non siamo sicuri un'ora e stiamo tuttavia in pericolo noi è nostri figlioli di andare in mano d'infedeli, come molte volte è seguito; per noi non è altro che il divino aiuto, siamo abandonati da ogni humano si degni mostrarci quella pietà che è solita mostrare a tutti li bisognosi, che altrimenti temano per cosa certa una notte a l'improvvisa saremo tutti preda della rabbia turchesca, tanto inimica a questa nostra infelice patria.»

Cavo

Il toponimo Cavo deriva da capo (nell'accezione di «promontorio»). All'età romana risale la costruzione di una domus sul vicino promontorio di Capo Castello, di cui oggi rimangono alcuni settori murari in opus reticulatum e tracce di pavimentazioni interne a mosaico. Nei testi medievali la località è riportata come Caput Sancti Mannati de Ilba[5] in riferimento alla presenza della chiesetta di San Menna, intitolazione poi corrottasi in San Mennato e San Bennato. Dell'edificio, distrutto intorno al 1910, oggi rimangono minime tracce del perimetro murario. A poca distanza dall'abitato si trova l'estremo promontorio nord-orientale dell'isola, dal XVI secolo chiamato Capo la Vite ma il cui nome originario, attestato dal Medioevo, era Caput Vie (capo della via [marittima]). Nel 1849 a Cavo sostò brevemente Giuseppe Garibaldi, mentre si recava dal continente all'isola di Caprera.

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, Cavo divenne la località vacanziera prediletta della famiglia Tonietti, che amministrava le miniere di ferro del circondario di Rio Marina. Alla presenza dei Tonietti è legata l'edificazione di tre importanti strutture: la Villa Bellariva (in stile neogotico), la Villa Tonietti e la Cappella Tonietti. Nei primi decenni del XX secolo, a Cavo aveva la propria residenza estiva il latinista Concetto Marchesi.

Il 1º gennaio 2018  il comune di Rio Marina e il comune di Rio nell'Elba si sono fusi dando origine al comune di Rio.